viernes, 8 de enero de 2016

All'Opera

che calma da qui lontano
seduto piú in alto di tutti
sentirsi lassú volando nell'aria
tra viole tremolanti e violoncelli rottamati.
Un triangolo delle Bermude si sta creando attorno a me
dove tutto inizia e tutto muore.
Tutti sugli attenti al gong
al via quest'anno si prova a girare pagina.
La concetrazione di un'aviazione
programmata per essere perfetta,
si coglie dall'arpeggio  delle corde
dal soffio di fiati esuberanti che innamorano insistenti
cosí come la tirannia dei tambori bacia la sincronizzazione dei violini
come piatti lanciati nello spazio per colpirti dritto al cuore.
Assordanti, leggeri
epopee contrastanti
che mi sbattono e risbattono fuori e dentro come in un film western senza fine.
A tratti sorvolo per poi sprofondare nei piú oscuri abissi oceanici
dove nuotare tra acque fredde e squali addentati,
e poi di nuovo sù nelle piogge tropicali, calde
dove nascono le pié belle farfalle al mondo.
Le telecamere sono accese signori
pronte ad inquadrare un direttore straniero
che balla sulle punte come ballerine di danza classica
tra venti che soffiano forte dall'est.
Dedicazione, eleganza, professionalitá son puntualmente le parole d'ordine.
Ed io sempre da qui lontano
puntando un contrabasso che suona robusto 
come la legna di un ciliegio ringiovanito da tanta goliardia ed abbondanza.
Perplesso provo ad immaginare cosa stia pensando uno spettatore
due file davanti a me con la testa sulla poltrona guardando il soffitto in alto
con tutta la sua rigorositá e geometria.
Un patto durevole tra pensieri, forme e musiche.
Da qui non si esce fuori,
un'ultima occhiata ad un pubblico esigente
ipnotizato da tanta grandezza.
Provo anch'io a rilassarmi
incantato
chiudo gli occhi per vedere cosa c'è nel fondo
scovando la realtà
quando...................................
...............................................
¡uno scroscio d'applausi mi inghiottì!

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